Impianti e odontoiatria chirurgica
Indicazioni pratiche e informazioni per affrontare trattamenti implantari e interventi odontoiatrici in sicurezza, con suggerimenti per una corretta cura prima, durante e dopo le procedure.
Impianti (pt.1)
Cosa sono gli impianti dentali?
Ad imitazione del dente naturale, l’impianto dentale costituisce una radice artificiale, per lo più in titanio, materiale ampiamente testato e totalmente biocompatibile, che viene chirurgicamente inserita nelle zone prive di denti delle ossa mascellari. Tale radice e’ stata progettata per supportare una corona protesica, con il suo ruolo relativo all’attività masticatoria ed alla fonetica oltre che estetico.
Gli studi effettuati sulla sopravvivenza degli impianti dimostrano che, le adeguate valutazioni diagnostiche, la corretta esecuzione delle procedure cliniche e la collaborazione responsabile del paziente nella gestione igienica della sua bocca e nel sottoporsi ai controlli successivi al termine del trattamento, assicurano a questi dispositivi (gli impianti) una predicibilità di risultato veramente rassicurante in termini di durata, confort e funzionalità.
A cosa servono gli impianti dentali?
Gli impianti servono per rimpiazzare uno o più elementi dentali, senza dover ricorrere alla “limatura” dei denti adiacenti residui, evitandone, così, la mutilazione, altrimenti, indispensabile al fine di ottenere l’ancoraggio per una classica protesi a ponte.
Nel caso di ampie zone prive di denti nelle arcate e in mancanza di elementi dentali utili come pilastri, gli impianti servono, inoltre, come supporto indispensabile per costruire una protesi, che in questo caso potrà essere fissa anziché mobile.
Nel caso di mancanza totale dei denti, inoltre le protesi mobili, comunemente dette “dentiere”, attraverso pochi impianti possono essere stabilizzate, rese “più fisse” e quindi più efficienti e confortevoli.
Come si mantengono gli impianti?
Per mantenere una mucosa perimplantare (quindi la gengiva attorno all’impianto) in buona salute è fondamentale tenere sotto controllo la placca, come per i denti naturali. Quando un paziente decide di mettere un impianto è necessario che l’odontoiatra/igienista, in un colloquio preliminare, spieghi esattamente l’importanza del mantenimento igienico dell’impianto con precise indicazioni circa le procedure da seguire a casa per evitare infezioni che portino all’insuccesso dell’intervento. Ad ogni richiamo andrà valutata la mucosa perimplantare, la presenza o assenza di placca e tartaro, la presenza o assenza di infiammazione, la mobilità clinica dell’impianto.
Vengono usati gli stessi accorgimenti che si usano per l’igiene nei denti naturali, personalizzandoli a seconda del tipo di impianto inserito. Se interviene una mucosite (l’analogo della gengivite però attorno all’impianto) l’odontoiatra/igienista dovrà rimuovere la placca e/o il tartaro con strumenti appositi in fibra di carbonio, di acetato, in oro o in titanio che non intaccano la superficie dell’impianto.
Importanza fondamentale deve essere data ai richiami per i controlli, i quali saranno cadenzati in base all’efficienza del paziente nel mantenere l’igiene domiciliare.
Requisiti necessari per gli impianti
Il Paziente deve essere in buone condizioni di salute generale ed orale.
In particolare, dovranno essere attentamente valutate eventuali malattie sistemiche, così come malattie delle gengive e dei tessuti di sostegno del dente (piorrea). Nel caso presenti, queste dovranno essere trattate, preliminarmente al trattamento implantare . E’ bene sottolineare che molte delle cause che portano a malattie del cavo orale e alla perdita dei denti possono portare anche ad un prematuro fallimento degli impianti.
Risulta necessario sottoporre il paziente agli accertamenti diagnostici del caso che comprendono, oltre all’esame clinico, gli esami radiografici quali: endorali, ortopantomografia (Rx Panoramica) e se occorre la T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata). Attualmente esiste un esame radiografico tomografico computerizzato che si chiama Cone-Bean, in grado di offrire immagini esaustive dal punto di vista diagnostico esponendo il paziente ad una dose di radiazioni molto bassa.
Per ragioni di ancoraggio meccanico, è necessario disporre, nelle sedi anatomiche opportune, di una adeguata quantità e qualità di tessuto osseo, al fine di offrire all’impianto una tenuta funzionale, condizione necessaria per garantire un affidabile supporto alla corona protesica.
Quanto tempo richiede una riabilitazione con impianti?
La durata della terapia implantare è strettamente legata alla quantità e alla qualità dell’osso presente.
Nei casi più favorevoli, è possibile riavere una funzione masticatoria su impianti anche in pochissimi giorni o anche nell’arco delle 24 ore, fissando subito le corone o i ponti sugli impianti.
Tutti possono sottoporsi ad un intervento di implantologia?
In generale un paziente in buone condizioni di salute può sottoporsi alla terapia implantare, indipendentemente dall’età.
Occorre invece escludere la presenza di parodontite, fattore di rischio alla terapia implantare e che, se presente, va affrontata prima di procedere con l’inserimento di impianti.
Le altre controindicazioni assolute ad un trattamento implantare sono rare.
Impianti (pt.2)
Qual è il rischio di rigetto di un impianto?
Il termine “rigetto” si riferisce piuttosto a trapianti d’organo.
L’insuccesso di un impianto è comunque raro; naturalmente l’impianto deve essere stato ben collaudato mediante studi clinici.
Nel paziente con malattia parodontale può essere fatta l'implantologia?
La terapia implantare può essere effettuata nel paziente ammalato di malattia parodontale solo dopo che la malattia è stata trattata correttamente.
La chirurgia implantare è un intervento complicato, doloroso?
L’intervento chirurgico necessario per inserire impianti nell’osso è quasi sempre ben tollerato.
Il dolore postoperatorio è di regola limitato a poche ore e si domina bene con i comuni analgesici.
Quanto dura un impianto?
L’impianto può continuare a funzionare per decenni, se viene mantenuto ben pulito con l’igiene quotidiana e con visite periodiche dal dentista.
La durata di un impianto può essere ridotta dalla cattiva igiene, dal fumo, da malattie come il diabete, da traumi o carichi eccessivi.
Quanto tempo richiede una riabilitazione con impianti?
Gli impianti post-estrattivi rappresentano una procedura clinica che si pone come obiettivo quello di ridurre i tempi che intercorrono tra l’estrazione dell’elemento naturale da sostituire e il momento in cui il paziente riceve una ricostruzione protesica supportata da un impianto.
Possiamo distinguere e classificare gli impianti post-estrattivi in funzione del tempo che intercorre tra l’estrazione e il momento in cui viene inserito l’impianto.
Tipo 1 – Impianti immediati: durante lo stesso atto chirurgico viene estratto il dente ed inserito l’impianto.
Tipo 2 – Inserimento precoce a circa 4-8 settimane dall’estrazione. Dove si evidenzia la guarigione del tessuto molle del sito post-estrattivo senza una significativa maturazione del tessuto osseo.
Tipo 3 – Inserimento precoce a circa 12-16 settimane dall’estrazione, con una significativa guarigione del tessuto osseo.
Tipo 4 – Inserimento ritardato a circa 6 mesi dall’estrazione. In cui abbiamo la completa guarigione sia del tessuto molle che del tessuto duro.
Protesi Fissa
Cosa sono le corone dentali (o capsule) e quando servono?
Una corona è un guscio protettivo personalizzato che ricopre interamente un dente fortemente compromesso da carie profonde, traumi o trattamenti canalari. Il suo scopo è restituire al dente la sua forma naturale, la sua estetica e, soprattutto, la resistenza necessaria per masticare in totale sicurezza, proteggendolo da future fratture.
Cos'è un ponte dentale e quali vantaggi offre rispetto alla mancanza di denti?
Il ponte è una struttura protesica utilizzata per sostituire uno o più denti mancanti. Si compone di elementi dentali artificiali che vengono ancorati saldamente ai denti vicini (che fanno da pilastri). Oltre a ripristinare la corretta funzione masticatoria ed estetica, il ponte impedisce ai denti adiacenti e antagonisti di spostarsi, evitando problemi posturali e occlusali.
Cos'è un intarsio dentale e perché sostituisce l'otturazione nei denti posteriori?
L’intarsio è un restauro di altissima precisione realizzato in laboratorio (in ceramica o resine composite) per curare i denti posteriori (molari e premolari) che hanno perso una parte estesa della loro struttura. A differenza di una normale otturazione in studio, l’intarsio offre una resistenza meccanica eccezionale e si adatta millimetricamente all’anatomia del dente, garantendo una durata nettamente superiore nel tempo.
Cosa sono le faccette dentali e come migliorano l'estetica del sorriso?
Le faccette sono sottilissime lamine in ceramica ad alta resistenza che vengono applicate sulla superficie esterna dei denti anteriori. Rappresentano la soluzione d’elezione in odontoiatria estetica per correggere in modo rapido, sicuro e definitivo imperfezioni di forma, lievi disallineamenti, scheggiature, spazi vuoti (diastemi) o macchie dello smalto resistenti ai classici trattamenti di sbiancamento.
Fratture e Traumi
Cosa fare in caso di frattura o rottura improvvisa di un dente?
In caso di frattura, è fondamentale contattare immediatamente lo studio per un appuntamento d’urgenza. Se possibile, recupera il frammento di dente rotto e conservalo nel latte o in soluzione fisiologica senza pulirlo eccessivamente: se si interviene tempestivamente, il dentista può spesso riattaccare il frammento originale, ripristinando subito l’estetica e la funzionalità del dente.
Perché è importante fare un controllo anche dopo un trauma senza rotture visibili?
Un urto violento sui denti (da caduta, sport o incidente) può causare lesioni invisibili a occhio nudo, come microfratture della radice sottogengivale, mobilità dell’elemento o danni al nervo interno (che rischia di andare in necrosi nel tempo). Una visita d’urgenza supportata da un esame radiografico mirato permette di escludere danni profondi e monitorare la vitalità del dente.
Ascesso e Fistola
Cos'è un ascesso dentale e come bisogna comportarsi?
L’ascesso dentale è un accumulo di pus causato da un’infezione batterica acuta che può colpire la polpa del dente, la radice o i tessuti gengivali circostanti. Si manifesta con dolore acuto e pulsante, gonfiore visibile del volto e talvolta febbre. Rappresenta un’urgenza medica: è necessario l’intervento del dentista per drenare l’infezione, prescrivere la corretta terapia antibiotica e pianificare il trattamento per salvare il dente.
Cos'è una fistola gengivale e perché richiede attenzione anche se non fa male?
La fistola è un piccolo canale di sfogo (simile a una bollicina o a un piccolo rilievo sulla gengiva) attraverso il quale il pus prodotto da un’infezione cronica silente riesce a fuoriuscire. Spesso, proprio perché il pus drena e non crea pressione, la fistola non provoca un dolore forte come l’ascesso. Tuttavia, indica un’infezione profonda e attiva che sta riassorbendo l’osso circostante e richiede una diagnosi e una cura odontoiatrica immediata.
I nostri servizi
Offriamo trattamenti dentali a 360°, dall’estetica all’igiene orale, per garantire sorrisi sani e duraturi in totale sicurezza.