Alitosi

L’ALITOSI è un disturbo che può interessare chiunque (bambini, adulti, anziani) e può essere un motivo di disagio nei rapporti interpersonali.

In una buona parte dei casi è legata a patologie del cavo orale (lesioni cariose, protesi dentarie non congrue, apparecchi ortodontici, quadri di gengivite o di parodontopatia) e ad abitudini alimentari (uso frequente e abbondate di cipolla, aglio, porri ecc.) o a scorrette manovre d’igiene orale domiciliare.  In tutti questi casi è possibile effettuare una correzione tramite istruzioni d’igiene orale, con terapie eseguite in studio o con una correzione delle abitudini alimentari.

In una minore percentuale è associato a patologie sistemiche per le quali è necessario rivolgersi anche al medico di medicina generale.

Se dipende dalla bocca

Dopo i pasti è normale che le particelle di cibo restino nella bocca (denti , gengive e lingua). Alcuni tipi di batteri sono in grado di distruggere queste particelle e generare gas maleodoranti anche noti come composti di zolfo volatili responsabili dell’alitosi

In questo caso è possibile agire su:

  • Igiene orale. La pulizia accurata dei denti è essenziale per evitare l’alitosi. Un’igiene scarsa non allontana i residui alimentari e favorisce l’accumulo di una sottile pellicola (placca batterica) sulle superfici dei denti, delle gengive e della lingua. I batteri utilizzano queste sostanze e producono composti che sono la causa principale del cattivo odore.
  • Saliva. L’azione della saliva è importante per mantenere una bocca pulita, quindi tutte le condizioni che determinano la bocca secca (xerostomia) favoriscono l’alitosi. La secchezza è una causa comune di alito cattivo la mattina, specialmente nelle persone che dormono con la bocca aperta. In genere una buona soluzione po’ essere bere molta acqua per evitare di avere la bocca secca. In alcuni casi la xerostomia può essere sintomo di quadri sistemici più complessi come la sindrome di Sjogren, quadri di calcolosi a livello delle ghiandole salivari o conseguenza di chemioterapia e radioterapia. In questi casi è bene seguire le indicazioni del medico curante.
  • Malattie orali. Tutte le patologie che colpiscono il cavo orale (gengiviti, parodontiti, carie estese, malattie della mucosa) aumentano l’alitosi. È quindi necessario mantenere in buona salute la propria bocca controllando periodicamente con il dentista lo stato di denti e gengive.
  • Altre cause. Restauri, apparecchi ortodontici e protesi difficili da pulire, favoriscono l’accumulo della placca e possono causare alitosi.

 

Alitosi da fattori esterni

  • Alimenti. Aglio, cipolla, porri e alcune spezie possono causare odori sgradevoli nell’alito fino a 72 ore dopo la loro assunzione.È colpa dell’allicina, molecola instabile responsabile del caratteristico odore dell’aglio. Questa si trasforma rapidamente in composti solfurei, che “regalano” all’alito il suo tono pungente. Il corpo metabolizza la maggior parte di queste molecole nel giro di poche ore, a eccezione del solfuro di metil-allile, che può rimanere in circolo anche fino a due giorni e una volta giunto ai polmoni ripresentarsi nel respiro (è anche responsabile dell’odore agliaceo di sudore e urina). Anche il caffè può essere responsabile dell’alitosi: la caffeina rallenta la produzione della saliva, che ha il compito principale di lavare via i batteri e tenere la bocca pulita; lo stesso meccanismo vale per il vino. Gli aminoacidi contenuti nel formaggio favoriscono la formazione di composti solforati volatili molto pestiferi; lo stesso meccanismo vale per le carni rosse.
  • Alcol. Le bevande alcoliche sono una causa comune di alitosi.
  • Fumo. L’abitudine al fumo di tabacco conferisce all’alito un odore caratteri- stico e persistente, in parte dovuto a composti volatili solforati.
Se non dipende dalla bocca

Talora l’alitosi può essere causata da patologie infiammatorie come le sinusiti e le tonsilliti. Anche alcune malattie bronchiali e gastriche possono determinare un alito cattivo.

In questo caso può dipendere da:

  • Farmaci: alcuni farmaci possono indirettamente produrre l’alitosi contribuendo alla secchezza delle fauci. Altri si scompongono nel corpo e rilasciano sostanze chimiche che possono arrivare al respiro.
  • Tonsille e naso: le placche bianche che a volte si formano sulle tonsille sono ricoperte da batteri e quindi producono cattivo odore. Il catarro, muco, gocciolamento del naso e il raffreddore sono a loro volta cause di alitosi.
  • La malattia da reflusso gastroesofageo: la malattia da reflusso gastroesofageo influisce sull’alito, come anche l’ulcera.
  • Malattie più serie: alcuni tipi di cancro (allo stomaco) e malattie metaboliche possono lasciare un caratteristico odore e una sensazione in bocca come di sapore «metallico»
L’intervento del dentista

Quando si soffre di questo disturbo la cosa migliore da fare è parlarne con il proprio odontoiatra che potrà individuare le cause del cattivo odore e aiutare a risolvere il problema o indirizzare il paziente verso il medico di medicina generale se le cause di alitosi non sono di pertinenza del cavo orale.

Consigli pratici

Se non ci sono cause particolari, per evitare l’alito cattivo è sufficiente seguire alcuni semplici accorgimenti:

 spazzolare bene i denti, pulire gli spazi tra i denti con l’apposito filo, spazzolare la lingua;

✸  evitare di mangiare cibi che causano un cattivo odore dell’alito (aglio, cipolla e simili);

non fumare sigarette, sigari o pipa.

✸ eseguire controlli semestrali dall’odontoiatra

Curiosità:

Per combattere l’alito cattivo Plinio il Vecchio (23-79) suggeriva cenere di testa di lepre o i denti di asina, latte d’asina, polvere di corna di cervo e pietra pomice. Oggi ricorriamo a caramelle al mentolo o a chewing-gum che hanno però un effetto limitato e con lo zucchero possono peggiorare la situazione.
L’alternativa naturale ad essi è rappresentata dai chiodi di garofano, da masticare al momento del bisogno. Anche alcuni cibi (kiwi, spinaci, prezzemolo, basilico, latte, funghi e riso) possono essere dei buoni alleati contro l’alito cattivo, degradando o intrappolando i composti solfurei.

 

Dr.ssa Mariavittoria Todesca

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