Allattamento e Cure dentali

Quando una donna diventa mamma spesso finisce per mettere i propri bisogni in secondo piano: la salute e la difesa di suo figlio sono la priorità. Spesso capita che ci chiamano donne con mal di denti che cercano di sopportare tutto perché convinte di non potersi curare. La credenza comune è che prendere medicine non sia compatibile con l’allattamento perché potrebbe nuocere al bambino. In realtà, esistono anche farmaci compatibili con l’allattamento e occorre considerare che una mamma se rimane in salute può prendersi cura molto meglio del proprio bambino.  Per le neo-mamme la tutela della salute orale è fondamentale: non molti sanno che è stata dimostrata la possibilità di trasmissione verticale, cioè da madre a figlio, dei batteri che provocano la carie dentale. Il controllo delle malattie orali prima, durante e dopo la gravidanza migliora la qualità di vita della donna, diminuisce l’incidenza di malattie dentali nel bambino e ha il potenziale di promuovere una miglior salute orale anche nella vita adulta del nascituro. In ottica più generale, anche fuori dal contesto odontoiatrico, nel caso la neo-mamma debba intraprendere terapie farmacologiche di diversa natura è possibile contattare il proprio specialista o consultare il  Centro Antiveleni Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che è composto da uno staff di medici pronti a rispondere ad altri medici, operatori sanitari e mamme. Tornando invece a parlare di cure dentali, tra i farmaci più discussi ritroviamo sicuramente l’anestesia locale che si rende talvolta necessaria per l’esecuzione di trattamenti odontoiatrici sia in gravidanza che durante l’allattamento.

Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza su cosa è possibile o è importante fare durante l’allattamento per la salute dei denti della mamma e, in conseguenza, del suo bimbo.

Perchè le donne sviluppano più facilmente carie in gravidanza?

I grandi cambiamenti ormonali a cui si assiste durante la gravidanza non lasciano immune la bocca; le future mamme possono accusare nausea e reflusso per diversi mesi che associati all’aumento di concentrazione di zuccheri nella saliva nei casi di diabete gestazionale, aumentano la suscettibilità allo sviluppo di patologia cariosa. Inoltre l’aumento consistente del flusso di sangue a livello gengivale può comportare lo sviluppo di gengiviti alle volte anche dolorose. È bene quindi sia durante la gravidanza che dopo il parto eseguire controlli più frequenti (ogni 3 mesi circa durante la gravidanza e a 3-4 mesi dal parto) per intercettare le problematiche precocemente e programmare le eventuali terapie in modo che siano più conservative possibili.

Come mi devo comportare durante l’allattamento?

Durante l’allattamento del proprio bimbo è possibile eseguire sia radiografie dentali che tutte le terapie comprese quelle che prevedono l’utilizzo dell’anestesia locale. La molecola dell’anestetico, così come ogni altra molecola, è in grado di passare dall’area di iniezione al sangue, e da qui agli altri liquidi corporei, ma ognuno di questi passaggi richiede tempo e quindi il farmaco “diluisce” naturalmente la sua concentrazione in misura così importante che la quantità di anestetico presente nel latte materno, alle dosi normalmente utilizzate per le più comuni terapie odontoiatriche, è così piccola da essere innocua.

La maggior parte dei farmaci infatti passa nel latte materno attraverso il meccanismo di diffusione semplice; pertanto, se nel plasma si trovano concentrazioni molto alte di un principio attivo, anche i suoi livelli nel latte aumentano; viceversa quando i suoi livelli plasmatici diminuiscono anche la concentrazione nel latte diminuisce. La diffusione semplice cerca infatti di mantenere una sostanza in concentrazioni uguali in tutti i comparti. Quindi, nel caso dell’anestetico locale, non appena la concentrazione del principio attivo inizia ad abbassarsi nel sangue della mamma le sue particelle, dal latte, si diffonderanno in direzione del circolo ematico e in questo modo la concentrazione nel latte si abbasserà. Di conseguenza bisogna considerare le caratteristiche farmacocinetiche di ciascun farmaco per sapere quando i livelli plasmatici saranno sufficientemente ridotti da essere innocui. Nello specifico dell’anestesia locale utilizzata con le neo-mamme (lidocaina) questo avviene dopo circa 2 ore dalla somministrazione in quanto l’emivita di questo principio – ossia il tempo che gli occorre per ridurre la sua concentrazione nell’organismo della metà – è di 1,5-2 ore.

Infine quando eseguiamo un’anestesia è bene tener presenti altri due fattori fondamentali:

  1. Lo stadio della lattazione: nei primissimi giorni dopo il parto il passaggio dei principi attivi risulta più facile poiché le giunzioni tra le cellule alveolari che sintetizzano il latte non sono ancora chiuse e permettono all’anestetico di passare agevolmente; dopo l’arrivo della montata lattea si ha la chiusura delle giunzioni strette. Valutare bene se è proprio necessario assumere qualsiasi farmaco nei primissimi giorni di vita del tuo bambino!
  2. L’età del bambino: la quantità di sostanza che il bambino assume dipende dalla quantità di latte che egli prende dal seno. Un bambino di sei mesi che poppa esclusivamente al seno prenderà un volume di latte maggiore di un lattante più piccolo, oppure di un bambino grandicello che poppa soprattutto per confortarsi.

Possiamo quindi concludere che se stai allattando e hai necessità di eseguire terapie odontoiatriche di routine che richiedono l’uso dell’anestesia locale puoi eseguirle in totale sicurezza tua e del tuo bambino. I casi in cui è effettivamente consigliata la sospensione dell’allattamento sono invece davvero una minoranza e sono individuati dallo specialista odontoiatra. Per questo noi scoraggiamo sempre l’ “auto-sospensione” per non privare la mamma e il suo bambino di una lunga serie di provati benefici!

Dott.ssa Mariavittoria Todesca

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